Programma Regione Lombardia

1. Il bilancio della Regione trasparente e chiaro.

Se venissi eletto uno dei punti su cui concentrerei gli sforzi sarebbe quello della chiarezza del bilancio della Regione Lombardia. Sono infatti convinto che il miglior controllo possibile sia quello da parte dei cittadini. Solo riuscendo a dar vita ad un bilancio chiaro e leggibile da tutti, infatti, ogni lombardo potrà sapere come vengono spesi i propri soldi. Un bilancio che sia per centri di costo, in cui ognuno, senza necessariamente essere esperto in materia, possa rendersi conto di come sono composte le voci di spesa di bilancio.

2. Taglio della Spesa Pubblica.

Legato alla chiarezza del bilancio e, quindi, imprescindibile da esso, un secondo punto fondamentale è il taglio della spesa pubblica. Il mio obiettivo è quello di ridurre i compensi dei Consiglieri regionali, eliminare i rimborsi spese e i rimborsi chilometrici, così come le auto blu. Inoltre trovo necessario ridurre i consiglieri di amministrazione di società controllate e collegate, oltre che svincolare dalla politica le fondazioni. Infine, un obiettivo primario sarà quello di eliminare le consulenze esterne costosissime per i cittadini, la cui spesa risulta difficilmente verificabile. Basta con i doppi incarichi, che creano la distorsione di avere Consiglieri regionali incapaci ed Assessori non Consiglieri con la conseguenza di doppi stipendi a carico dei cittadini.

3. Il federalismo

ll ruolo di Regioni, Province e Comuni è stato potenziato dalla riforma costituzionale del 2001 e, se si prescinde dal potere giudiziario che resta centralizzato, gli enti territoriali di governo dovrebbero oggi godere di un’autonomia normativa ed esecutiva che non si discosta poi tanto da quella di molti Stati federali. Tuttavia, se almeno al principio tale progetto avrebbe potenzialmente funzionato, oggi il maggior decentramento di funzioni e competenze legislative e amministrative ha avuto come effetti principali in primo luogo una dilagante confusione dei ruoli, con conseguente dispersione delle responsabilità amministrative e fiscali, poi l’appiattimento delle politiche regionali e locali verso standard non necessariamente coerenti con la garanzia dei servizi essenziali e, infine, l’accumulo delle entrate fiscali tra i vari livelli di Governo. Il Federalismo Fiscale è un mezzo per far sì che ogni Regione abbia un’autonomia finanziaria. In altre parole il federalismo avrebbe il compito di portare le Regioni ad un comportamento virtuoso in modo da consumare quanto esse producono.

4. Abolizione dell’Irap

L’abolizione degli sprechi può portare all’abolizione dell’IRAP. L’Irap è una tassa che grava sull’attività imprenditoriale aggiungendosi ad altre tasse già pagate dalle imprese e aggirando in modo fittizio il divieto di tassare due volte lo stesso bene attraverso l’imposizione sul fatturato e non sull’utile di esercizio. Ridurre il costo del lavoro ed aumentare il reddito netto per il lavoratore è obiettivo imprescindibile per far ripartire l’economia della Regione.

5. Meritocrazia

Un punto focale da cui tutto dovrebbe partire è la meritocrazia. Immagino che ognuno di noi desideri in Regione, come ovviamente al Governo, persone competenti e di fiducia e non gente affezionata alla propria poltrona o che si erge, senza alcuna competenza professionale, a poter coprire un ruolo di così grande responsabilità nei confronti di milioni di persone. La scelta di incarichi pubblici deve avvenire sulla base di curricula e professionalità ( e successivi sistemi di controllo del merito) e non in base all’appartenenza politica o, peggio, a seguito di raccomandazioni.

6. Immigrazione

L’immigrazione è un punto importante all’interno di un programma che si definisce liberale. Non tenerne conto sarebbe quasi paradossale. Lavoratori in regola, da qualunque Continente provengano, sono risorse, se ben gestite. Questo è un importante segnale di civiltà. Noi dobbiamo combattere la clandestinità e non l’immigrazione.

7. Sanità

La Sanità in Lombardia è un’eccellenza. Per tutelarla, per far sì che continui ad esserlo, non dovrebbe subire alcuna influenza politica nelle scelte di direttori generali e sanitari. Dobbiamo svincolare la politica da ogni possibilità di nominare propri rappresentanti alla guida di ospedali e centri di acquisto, affidando ad un ente esterno tali scelte. Assunzioni di manager capaci, nominati sulla base della sola competenza professionale e di merito hanno l’obiettivo di massimizzare i risultati intesi come le migliori cure per i cittadini al minor costo. Deve essere inoltre compito dell’ASL e di sistemi di trasparenza dei cittadini (ad esempio tramite portali web in cui i pazienti possano parlare di come sono stati curati nelle varie strutture o associazioni di consumatori) il controllo e l’indirizzo della spesa sanitaria in modo da evitare fenomeni di corruzione. Intendo inoltre potenziare il ruolo dei medici di base che non devono più essere solo dei meri prescrittori di ricette ma devono diventare la prima risposta di cura dei cittadini sul territorio creando piccoli ambulatori per la cura di patologie che non necessitino dei pronto soccorso degli ospedali, oggi spesso intasati. Possiamo e dobbiamo migliorare l’assistenza ad anziani e patologie croniche.

8. Giovani ed occupazione

La situazione in cui ci troviamo è tremenda. Giovani competenti e laureati, che magari vantano importanti esperienze professionali ed ottimi studi, si trovano penalizzati, spesso costretti ed incastrati in contratti a tempo determinato o a progetto, altrettanto spesso, purtroppo, senza impiego, costretti ad arrotondare come meglio possono. Bisognerebbe favorire l’occupazione giovanile con incentivi all’assunzione per gli under 30 (meno oneri contributivi e fiscali), e una contrattualistica più semplice che permetta l’inserimento nel mondo del lavoro in modo agevolato. A tal proposito EXPO2015 può diventare un traino per l’economia regionale ed essere capace di creare opportunità di lavoro immediate per i giovani e per le imprese del territorio. È inoltre necessario un reddito di formazione per tutti i lombardi colpiti dalla disoccupazione nell’ottica della tutela del lavoratore e non del posto di lavoro che deve essere seguito in un percorso di formazione e reinserimento occupazionale rendendo nel contempo più libere le imprese di tornare a crescere.

9. Occupazione femminile

Per quanto concerne l’occupazione femminile, sappiamo che in Italia si attesta al 49%. Nei paesi Ocse la percentuale è pari al 59%. Se soltanto si riuscisse a pareggiare i conti con quelli Europei (facendo così salire l’occupazione femminile al 59%), secondo numerosi studi una maggiore occupazione femminile avrebbe effetti significativi sul PIL e allevierebbe i deficit di competenze dovuti al progressivo diminuire della popolazione in età lavorativa. E’ altresì dimostrato che l’inclusione di donne ai vertici aziendali sia correlata con migliore performance e maggiore stabilità, e che la ridotta natalità nel nostro paese sia almeno in parte attribuibile non ad un desiderio delle donne di avere meno figli ma alla difficoltà di conciliare oneri familiari e lavoro. Oltretutto ciò eviterebbe la diffusa tendenza di rimandare perennemente a tempi migliori la decisione di allargare la propria famiglia, per mancanza di un posto fisso, di tutela, di garanzie ed aiuti. Gli unici veri incentivi all’occupazione femminile sono un incremento dei servizi per l’infanzia e l’incremento di politiche ed investimenti a sostegno delle famiglie. Per esempio, la percentuale di copertura dei servizi all’infanzia in Italia è attorno al 19% contro ad un target del protocollo di Lisbona del 33%. Più asili nido per esempio e magari interni alle aziende favorirebbero il reintegro al lavoro in modo più veloce e più semplice. Inoltre bisogna favorire la ripresa demografica con interventi fiscali a supporto delle famiglie, introducendo una forma di quoziente familiare che fornisca un sostanziale supporto a coloro che decidono di avere figli senza però disincentivare il lavoro femminile. Le detrazioni dovranno quindi essere legate ai figli (non al coniuge a carico) ed andare a beneficio di entrambi i genitori se entrambi percepiscono reddito.

10. Questione etica

Sempre in linea con la natura liberale del Movimento, occupano un posto molto importante all’interno del programma anche le tematiche etiche. Ritengo infatti che vadano tutelate adeguatamente tutte le scelte attinenti la vita privata dei cittadini e i conseguenti diritti e doveri: ciascuno di noi deve poter essere libero di scegliere ed avere pari diritti e doveri sul modo in cui può essere costituita una coppia, formalizzando, perciò, istituzioni simili a quelle del matrimonio eterosessuale per le coppie omosessuali. Allo stesso modo temi come il testamento biologico riguardano la sfera privata dei cittadini ed il nostro diritto di scelta e dobbiamo poter essere liberi di fare ciò che riteniamo giusto senza impedimenti in un senso o in un altro.

 

Le 10 proposte per la crescita

 

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1 Ridurre l'ammontare del debito pubblico

Ridurre l’ammontare del debito pubblico. E’ possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

2 Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni

Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell’arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.

3 Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni

Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d’impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l’evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.

4 Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali

Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d’ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti.

5 Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti

Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.

6 Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse

Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d’interesse. Imporre effettiva trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Instaurare meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Vanno allontanati dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi.

7 Far funzionare la giustizia

Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l’efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l’indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.

8 Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne

Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.

9 Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni

Ridare alla scuola e all’università il ruolo, perso da tempo, di volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio.

10 Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo

Introdurre il vero federalismo con l’attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l’obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa “questione meridionale” va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell’ultimo mezzo secolo.

Per gli approfondimenti vai al sito fermareildeclino.it

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